Elettrocardiografia Pratica
Elettrocardiografia Pratica
€40,00€32,00
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| Elettrocardiografia Pratica. Guida alla rapida interpretazione | |
| Autori | ENRICO G. RUGGIERO |
| Editore | Casa Editrice Idelson Gnocchi |
| Anno edizione | 2012 |
| Lingua | Italiano |
| ISBN |
978-88-7947-547–1 |
|
F.to 17 x 24 - XVIII–336 pagine con 65 casi clinici |
| Presentazione Sono veramente orgoglioso di presentare questa nuova e più ricca opera di un caro e valente compagno di strada. Viene da dire che davvero si percepisce quanta esperienza Enrico Giuseppe Ruggiero abbia fatto, e con quanta partecipazione “emotiva”.
I temi per una comprensione approfondita della elettrocardiografia ci sono tutti, riccamente illustrati e commentati. Il lettore viene quasi condotto per mano lungo un percorso che parte dai concetti di base, per esprimersi gradualmente fino alla interpretazione degli aspetti diagnostici più complessi. E’ lo stesso spirito che l’autore dedica quotidianamente alla formazione dei colleghi frequentatori a vario titolo della nostra UOC di Medicina d’Urgenza e Pronto Soccorso, instillando pazientemente i criteri del buon metodo clinico. Del resto molta della iconografia riportata deriva dai casi della vita reale e ciò rende l’intera materia più viva e fruibile. Sono convinto perciò che anche questo secondo volume, prodotto con la consueta cura dal dr. Guido Gnocchi, sarà molto richiesto, e amato, da tutti i colleghi che vivono con interesse e passione il nostro lavoro. Prof. Fernando Schiraldi Introduzione A volte le cose nascono per caso, come sfida; la sfida di saper utilizzare quanto raccolto in anni di disciplinato lavoro presso unità operative di urgenza medica, la sfida di saper trasmettere con ordinata e facile sintesi i necessari elementi di diagnosi immediata, la sfida di saper scrivere ed illustrare con semplice allegria e adeguata chiarezza le stesse, sempre tante, noiose nozioni. Dopo l’esperienza di una prima condivisa monografia, sempre per caso, è nata l’idea di rappresentare il complesso mondo dell’elettrocardiografia seguendo una metodologia diversa, libera da ogni nozionismo esasperato e guidata dal tentativo di rappresentare, con semplici disegni, meccanismi elettrogenetici di non facile comprensione. Il libro si adatta a tutti gli operatori sanitari che lavorano nelle aree di emergenza medica o di rianimazione, che siano cardiologi o internisti o medici intensivisti, che siano tecnici o collaboratori interessati.
La lettura risulta scorrevole, l’apprendimento facile, il tutto favorito dalla gran quantità di esempi pratici e dalla esposizione dei tanti casi clinici personalmente vissuti. Dopo aver sviluppato argomenti di carattere generale e affrontato tematiche specialistiche, si è cercato di curare aspetti di aritmologia pratica; tra essi attenzione è stata anche dedicata ai dispositivi pace-maker e alla descrizione delle malattie aritmogene genetiche. Un vivo ringraziamento va al Prof. Fernando Schiraldi, da sempre guida nella crescita professionale e stimolo allo studio e al confronto culturale, da sempre capace di promuovere continue occasioni di interesse scientifico. Ed è ancora cosa lieta citare il dott. Aulo Di Grande e il dott. Alberto Conte con me impegnati ad addestrare giovani medici alle problematiche dell’emergenza, con grande dedizione, serio impegno e sorprendente disponibilità. Un pensiero riconoscente va infine ai miei colleghi di lavoro, tutti i giorni presenti nella difficile gestione di pazienti critici, da anni stimolati da interessi culturali e sempre guidati da equilibrio morale pur vivendo continui momenti di gravi disagi ambientali e disordini organizzativi…a loro un grazie particolare. l’Autore INDICE Introduzione 1. L’elettrocardiogramma normale Casi clinici 1-10 2. Alterazioni morfologiche 3. Sindrome coronarica acuta Casi clinici 11-35 4. Aritmie ipercinetiche a QRS stretto 5. Aritmie ipercinetiche a QRS largo 6. Aritmie ipocinetiche 7. Malattie aritmogene genetiche Casi clinici 36-65 Diagnosi da cardiomonitor Testi consigliati |
| Argomenti
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PRESENTAZIONE
DI GIUSEPPE ABBAMONTE
Il governo del territorio si va complicando perché le esigenze crescono e non altrettanto le aree disponibili.
Per di più, il pluralismo istituzionale rende difficile l’elaborazione di adeguati indirizzi che consentano una gestione coordinata delle risorse disponibili, a cominciare dalle stesse possibilità di insediamento.
Le pagine che seguono utilizzano una esperienza che non è direttamente di gestione, ma è stata acquisita sul piano dei rimedi perché l’autrice ha operato per alcuni anni nell’amministrazione delle richieste di condono che, dopo 26 anni dalla legge 47 del 1985, giacciono ancora a decine di migliaia in attesa di risposta.
Osservazione perciò della patologia della normativa edilizia che ha prodotto più abusivismo che attività pianificata, tanto che nonostante il viso delle armi di politici e giudici, si continua a far ricorso a norme di emergenza non di rado oscure nelle forme e nei fini, e lo stato di pendenza permane e, non di rado, peggiora, quando non affrontato ad opera di qualche funzionario di buona volontà.
Cosa fare allora? Questo volume, tendendo alla semplificazione delle procedure, costruisce modelli informatici, calibrati sull’esperienza del condono, che dà luogo, sostanzialmente, al problema preliminare ad ogni attività edilizia, che è quello della relativa autorizzazione, chiamata in mille modi e posta in essere attraverso varie procedure.
Ma alla base vi è l’esigenza di un previo accertamento su quanto si vuole realizzare e sulla relativa conformità alla pianificazione territoriale (art. 869 cod. civ.) o alle norme speciali che, di fronte alle grandi dimensioni assunte dal fatto compiuto, hanno consentito e variamente condizionato deroghe e conseguenti sanatorie.
E che le cose stiano in questo modo si coglie da varie indicazioni come ad esempio dalla presa di posizione di qualche tempo fa dall’Avvocatura dello Stato e della giurisprudenza che hanno risolto la questione della limitazione del diritto dei terzi incisi dalla concessione del condono, ricordando che quest’ultima è una autorizzazione e, quindi, va intesa nel senso della salvezza dei diritti dei terzi.
In tal senso, seppure in termini generali si era espresso Feliciano Benvenuti, richiamando la natura autorizzatorio della “concessione edilizia” ora riconfigurata sul modello francese come permesso di costruire e, quindi, sostanzialmente riconoscendosi la natura di autorizzazione che, come il permesso, rimuove soltanto un limite all’azione di chi è legittimato all’uso del territorio dalle norme codicistiche sulla disponibilità dell’area sia per l’appartenenza che per la pianificazione (art. 869 cod. civ.).
Ma allora, se si tratta di controllare quanto si intende realizzare o sanare il realizzato, la competenza del soggetto pubblico e la procedimentalizzazione della relativa funzione, sia in sede di autorizzazione a costruire che ad ottenere la sanatoria, devono essere organizzate e procedimentalizzate nel senso del buon andamento e l’ausilio informatico è lo strumento cui ci si va abituando e che, tanto più si dimostra opportuno, quanto più cresce il numero degli affari da gestire, per la possibilità di speditezza offerte dalle tecniche informatiche, anche comparando agevolmente quanto si è già fatto a quanto si sta per fare, nonché di mantenere continui contatti tra chi chiede e chi provvede, opportunamente conformati e documentati, a garanzia di eguaglianza ed efficienza nella linea segnata dall’art. 97 Cost.
Pericolo di sclerosi della funzione pubblica? Non direi perché la norma fondamentale rimane la pianificazione e la sanatoria è collegata al divenire della legislazione. Non soltanto ma le modularità di azione consentite dall’informatica consentono sostanzialmente di richiamare una particolare categoria di atti che Orsoni in tempi lontani aveva indicato come atto aperto.
Ovviamente cambiando quello che deve cambiarsi, avendo riguardo alle possibilità dell’informatica.
È vero che l’avvio ed anche l’applicazione dei modelli informatici all’attività urbanistica spetterà agli operatori delle imprese che assumeranno le iniziative per nuove attività o sanatorie, nonché ai funzionari dei competenti uffici: e qui vanno segnalati i richiami che si leggono nel volume al principio della leale collaborazione perché la informatizzazione è un “work in progress” che non finisce mai, trattandosi di tecniche in continua evoluzione che consentono di conoscere e conoscersi, in funzione di un migliore, comune assetto, forse idoneo a convincere nel futuro della complementarietà tra pubblico e privato, anche quando non si è riusciti a comporli opportunamente nella pianificazione, purché si intendano in buona fede le evidenze che possono derivare dai fatti che l’informatica aiuta ad osservare e comprendere. In questo senso interessa la categoria dell’atto aperto, nel senso che tutto può essere via via completato.
Fiducia nei modelli allora? Si ma come aiuto via via da migliorare mettendo a frutto le esperienze via via acquisite ed approfondendone fin dove possibile i significati.
Buon lavoro, dunque, con l’aiuto che il volume potrà offrire.
DI GIUSEPPE ABBAMONTE
Il governo del territorio si va complicando perché le esigenze crescono e non altrettanto le aree disponibili.
Per di più, il pluralismo istituzionale rende difficile l’elaborazione di adeguati indirizzi che consentano una gestione coordinata delle risorse disponibili, a cominciare dalle stesse possibilità di insediamento.
Le pagine che seguono utilizzano una esperienza che non è direttamente di gestione, ma è stata acquisita sul piano dei rimedi perché l’autrice ha operato per alcuni anni nell’amministrazione delle richieste di condono che, dopo 26 anni dalla legge 47 del 1985, giacciono ancora a decine di migliaia in attesa di risposta.
Osservazione perciò della patologia della normativa edilizia che ha prodotto più abusivismo che attività pianificata, tanto che nonostante il viso delle armi di politici e giudici, si continua a far ricorso a norme di emergenza non di rado oscure nelle forme e nei fini, e lo stato di pendenza permane e, non di rado, peggiora, quando non affrontato ad opera di qualche funzionario di buona volontà.
Cosa fare allora? Questo volume, tendendo alla semplificazione delle procedure, costruisce modelli informatici, calibrati sull’esperienza del condono, che dà luogo, sostanzialmente, al problema preliminare ad ogni attività edilizia, che è quello della relativa autorizzazione, chiamata in mille modi e posta in essere attraverso varie procedure.
Ma alla base vi è l’esigenza di un previo accertamento su quanto si vuole realizzare e sulla relativa conformità alla pianificazione territoriale (art. 869 cod. civ.) o alle norme speciali che, di fronte alle grandi dimensioni assunte dal fatto compiuto, hanno consentito e variamente condizionato deroghe e conseguenti sanatorie.
E che le cose stiano in questo modo si coglie da varie indicazioni come ad esempio dalla presa di posizione di qualche tempo fa dall’Avvocatura dello Stato e della giurisprudenza che hanno risolto la questione della limitazione del diritto dei terzi incisi dalla concessione del condono, ricordando che quest’ultima è una autorizzazione e, quindi, va intesa nel senso della salvezza dei diritti dei terzi.
In tal senso, seppure in termini generali si era espresso Feliciano Benvenuti, richiamando la natura autorizzatorio della “concessione edilizia” ora riconfigurata sul modello francese come permesso di costruire e, quindi, sostanzialmente riconoscendosi la natura di autorizzazione che, come il permesso, rimuove soltanto un limite all’azione di chi è legittimato all’uso del territorio dalle norme codicistiche sulla disponibilità dell’area sia per l’appartenenza che per la pianificazione (art. 869 cod. civ.).
Ma allora, se si tratta di controllare quanto si intende realizzare o sanare il realizzato, la competenza del soggetto pubblico e la procedimentalizzazione della relativa funzione, sia in sede di autorizzazione a costruire che ad ottenere la sanatoria, devono essere organizzate e procedimentalizzate nel senso del buon andamento e l’ausilio informatico è lo strumento cui ci si va abituando e che, tanto più si dimostra opportuno, quanto più cresce il numero degli affari da gestire, per la possibilità di speditezza offerte dalle tecniche informatiche, anche comparando agevolmente quanto si è già fatto a quanto si sta per fare, nonché di mantenere continui contatti tra chi chiede e chi provvede, opportunamente conformati e documentati, a garanzia di eguaglianza ed efficienza nella linea segnata dall’art. 97 Cost.
Pericolo di sclerosi della funzione pubblica? Non direi perché la norma fondamentale rimane la pianificazione e la sanatoria è collegata al divenire della legislazione. Non soltanto ma le modularità di azione consentite dall’informatica consentono sostanzialmente di richiamare una particolare categoria di atti che Orsoni in tempi lontani aveva indicato come atto aperto.
Ovviamente cambiando quello che deve cambiarsi, avendo riguardo alle possibilità dell’informatica.
È vero che l’avvio ed anche l’applicazione dei modelli informatici all’attività urbanistica spetterà agli operatori delle imprese che assumeranno le iniziative per nuove attività o sanatorie, nonché ai funzionari dei competenti uffici: e qui vanno segnalati i richiami che si leggono nel volume al principio della leale collaborazione perché la informatizzazione è un “work in progress” che non finisce mai, trattandosi di tecniche in continua evoluzione che consentono di conoscere e conoscersi, in funzione di un migliore, comune assetto, forse idoneo a convincere nel futuro della complementarietà tra pubblico e privato, anche quando non si è riusciti a comporli opportunamente nella pianificazione, purché si intendano in buona fede le evidenze che possono derivare dai fatti che l’informatica aiuta ad osservare e comprendere. In questo senso interessa la categoria dell’atto aperto, nel senso che tutto può essere via via completato.
Fiducia nei modelli allora? Si ma come aiuto via via da migliorare mettendo a frutto le esperienze via via acquisite ed approfondendone fin dove possibile i significati.
Buon lavoro, dunque, con l’aiuto che il volume potrà offrire.
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