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NUTRIBIMBO GUIDA ALL’EDUCAZIONE ORO-ALIMENTARE

Medicina e discipline scientifiche/ arrow Pediatria/ arrow NUTRIBIMBO GUIDA ALL’EDUCAZIONE ORO-ALIMENTARE


NUTRIBIMBO GUIDA ALL’EDUCAZIONE ORO-ALIMENTARE

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NUTRIBIMBO - GUIDA ALL’EDUCAZIONE ORO-ALIMENTARE
Consigli e strategie per il bambino con deglutizione deviante
Autori F. Mariosa - M. de Miranda - A. Covino - R. Izzo
Editore Casa Editrice Idelson Gnocchi
Anno edizione 2011
Lingua Italiano
ISBN
978-88-7947-544-0
Volume in 8° di pp. XX-74
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PRESENTAZIONE
Con piacere, accolgo l’invito degli autori di questa interessante Guida all’educazione oro-alimentare del bambino, la prima pubblicata dall’Azienda di Rilievo Nazionale Santobono-Pausillipon. La guida sarà di prezioso aiuto agli operatori ed ai genitori, per gli importanti contenuti che si coniugano ad una facile lettura e comprensione, delle tecniche di supporto alla nutrizione del bambino.
L’idea di questa pubblicazione nasce dal concetto innovativo della Sanità di riportare il paziente al centro dell’attenzione creando, attorno ad esso ed alle problematiche di salute, un gruppo multidisciplinare di esperti che si occupano, in maniera completa, dei diversi aspetti della malattia. Tale multidisciplinarietà, oltre che portare risultati importanti sul piano assistenziale e della cura, ha un grande valore anche sociale ed umano, poiché garantisce la presa in carico del paziente, consentendo di superare quel senso di disorientamento che si sperimenta, in genere, nell’impatto con l’Ospedale.
Per tutto questo, ringrazio gli Autori e ritengo importante sostenere questa iniziativa che, oltre ad avere rilevante valore assistenziale, attesta anche un ammirevole valore civile e sociale.

Il Direttore Generale
ANNA MARIA MINICUCCI

PREFAZIONE
Negli ultimi anni si è andato affermando un nuovo modello di salute, centrato sulla qualità di vita delle persone. L’individuo viene considerato, infatti, non solo in relazione alle sue funzioni, ma anche come un’entità inserita in un contesto di vita.
In funzione di questo, un evento patologico determina in una persona non solo una disabilità ma anche una serie di limitazioni e restrizioni delle sue attività e di partecipazione alla vita sociale.
Nel 2002, l’Organizzazione Mondiale della Sanità, alla fine di un lungo e faticoso cammino, ha pubblicato la versione definitiva di un Manuale, l’International Classification of Function (ICF), dove lo stato di salute dell’individuo appare fortemente interconnesso con fattori contestuali, legati sia all’ambiente e sia alla persona stessa, secondo un modello della disabilità di tipo biopsicosociale.
L’ICF, nella sua nuova veste, prende in considerazione:
– le strutture e funzioni del corpo, funzionanti in modo ideale o variegato;
– le attività della persona nella sua completezza e con eventuali limitazioni;
– la partecipazione alle situazioni sociali anche con eventuali restrizioni
Nella mia attività di responsabile del Dipartimento di Neuroscienze e riabilitazione dell’A.O.R.N. Santobono-Pausillipon di Napoli, ho sempre promosso questa nuova prospettiva di considerare il bambino malato, come una persona con una serie di bisogni che riguardano tanto le sue cure, quanto gli aspetti inerenti la sua crescita educativa, i suoi equilibri psico-affettivi e le sue relazioni con la famiglia e con gli altri contesti di vita sociale.
Una risposta a tali bisogni, è stata data dal lavoro svolto in campo deglutologico, dalla Equipe foniatrico-logopedica della nostra Struttura Dipartimentale di Audiologia e Foniatria, diretta dal dr. Raffaele Izzo e formata dal dott. Attilio Covino, medico foniatra, e dalle logopediste, dott.sa Francesca Mariosa e dott.sa Maria de Miranda.
Da diversi anni, infatti, questo team specialistico si occupa della prevenzione, diagnosi e trattamento della patologia deglutologica in età evolutiva, secondo un approccio di tipo olistico, in pieno accordo con la mia visione personale e con gli orientamenti internazionali.
Sulla base di questi presupposti, il percorso di valutazione e trattamento del bambino con disturbi della deglutizione, prende in considerazione non solo le disfunzioni della bocca, ma anche una serie di comportamenti e abitudini viziate della sfera oro-alimentare, che possono coinvolgere anche la famiglia e altre realtà di vita sociale, come la scuola.
Alla luce di queste premesse, pertanto, la nostra Equipe ha realizzato una Guida all’educazione oro-alimentare del bambino, che si chiama NutriBimbo, come utile riferimento ad un percorso di Counseling logopedico da svolgere col piccolo paziente e con la sua famiglia, ad integrazione della terapia logopedica specifica sulle disfunzioni oroalimentari.
Ringrazio i colleghi per l’impegno profuso nella stesura e realizzazione di questa Guida, ma soprattutto per l’attività clinica, scientifica e formativa che svolgono costantemente in campo deglutologico e che ci ha resi, ormai, un importante centro di riferimento nella regione Campania, per le patologie della deglutizione in età evolutiva.

EMILIO CIANCIULLI

INDICE

Presentazione
Prefazione
Introduzione
Cari genitori
Parte informativa
PARTE INFORMATIVA
PREMESSE FISIOLOGICHE E CAMPANELLI D’ALLARME

Le abilità oro-alimentari del bambino
- Sviluppo fisiologico
- La deglutizione
- Le abitudini orali viziate
- La deglutizione deviante
L’alimentazione del bambino
- Educazione e comportamento alimentare
- Abitudini alimentari e nutrizionali viziate
Parte operativa

PARTE OPERATIVA
CONSIGLI E STRATEGIE

Le abitudini orali viziate
L’atto alimentare del bambino
Il momento alimentare del bambino
La giornata alimentare del bambino
Educazione e conoscenze alimentari in famiglia
Educazione e conoscenze alimentari del bambino
Le tipologie di cibo

CONCLUSIONI
Il bambino ideale
Bibliografia
Argomenti
  • Alimentazione e Dietetica
  • Pediatria


 

PRESENTAZIONE
DI GIUSEPPE ABBAMONTE
Il governo del territorio si va complicando perché le esigenze crescono e non altrettanto le aree disponibili.
Per di più, il pluralismo istituzionale rende difficile l’elaborazione di adeguati indirizzi che consentano una gestione coordinata delle risorse disponibili, a cominciare dalle stesse possibilità di insediamento.
Le pagine che seguono utilizzano una esperienza che non è direttamente di gestione, ma è stata acquisita sul piano dei rimedi perché l’autrice ha operato per alcuni anni nell’amministrazione delle richieste di condono che, dopo 26 anni dalla legge 47 del 1985, giacciono ancora a decine di migliaia in attesa di risposta.
Osservazione perciò della patologia della normativa edilizia che ha prodotto più abusivismo che attività pianificata, tanto che nonostante il viso delle armi di politici e giudici, si continua a far ricorso a norme di emergenza non di rado oscure nelle forme e nei fini, e lo stato di pendenza permane e, non di rado, peggiora, quando non affrontato ad opera di qualche funzionario di buona volontà.
Cosa fare allora? Questo volume, tendendo alla semplificazione delle procedure, costruisce modelli informatici, calibrati sull’esperienza del condono, che dà luogo, sostanzialmente, al problema preliminare ad ogni attività edilizia, che è quello della relativa autorizzazione, chiamata in mille modi e posta in essere attraverso varie procedure.
Ma alla base vi è l’esigenza di un previo accertamento su quanto si vuole realizzare e sulla relativa conformità alla pianificazione territoriale (art. 869 cod. civ.) o alle norme speciali che, di fronte alle grandi dimensioni assunte dal fatto compiuto, hanno consentito e variamente condizionato deroghe e conseguenti sanatorie.
E che le cose stiano in questo modo si coglie da varie indicazioni come ad esempio dalla presa di posizione di qualche tempo fa dall’Avvocatura dello Stato e della giurisprudenza che hanno risolto la questione della limitazione del diritto dei terzi incisi dalla concessione del condono, ricordando che quest’ultima è una autorizzazione e, quindi, va intesa nel senso della salvezza dei diritti dei terzi.
In tal senso, seppure in termini generali si era espresso Feliciano Benvenuti, richiamando la natura autorizzatorio della “concessione edilizia” ora riconfigurata sul modello francese come permesso di costruire e, quindi, sostanzialmente riconoscendosi la natura di autorizzazione che, come il permesso, rimuove soltanto un limite all’azione di chi è legittimato all’uso del territorio dalle norme codicistiche sulla disponibilità dell’area sia per l’appartenenza che per la pianificazione (art. 869 cod. civ.).
Ma allora, se si tratta di controllare quanto si intende realizzare o sanare il realizzato, la competenza del soggetto pubblico e la procedimentalizzazione della relativa funzione, sia in sede di autorizzazione a costruire che ad ottenere la sanatoria, devono essere organizzate e procedimentalizzate nel senso del buon andamento e l’ausilio informatico è lo strumento cui ci si va abituando e che, tanto più si dimostra opportuno, quanto più cresce il numero degli affari da gestire, per la possibilità di speditezza offerte dalle tecniche informatiche, anche comparando agevolmente quanto si è già fatto a quanto si sta per fare, nonché di mantenere continui contatti tra chi chiede e chi provvede, opportunamente conformati e documentati, a garanzia di eguaglianza ed efficienza nella linea segnata dall’art. 97 Cost.
Pericolo di sclerosi della funzione pubblica? Non direi perché la norma fondamentale rimane la pianificazione e la sanatoria è collegata al divenire della legislazione. Non soltanto ma le modularità di azione consentite dall’informatica consentono sostanzialmente di richiamare una particolare categoria di atti che Orsoni in tempi lontani aveva indicato come atto aperto.
Ovviamente cambiando quello che deve cambiarsi, avendo riguardo alle possibilità dell’informatica.
È vero che l’avvio ed anche l’applicazione dei modelli informatici all’attività urbanistica spetterà agli operatori delle imprese che assumeranno le iniziative per nuove attività o sanatorie, nonché ai funzionari dei competenti uffici: e qui vanno segnalati i richiami che si leggono nel volume al principio della leale collaborazione perché la informatizzazione è un “work in progress” che non finisce mai, trattandosi di tecniche in continua evoluzione che consentono di conoscere e conoscersi, in funzione di un migliore, comune assetto, forse idoneo a convincere nel futuro della complementarietà tra pubblico e privato, anche quando non si è riusciti a comporli opportunamente nella pianificazione, purché si intendano in buona fede le evidenze che possono derivare dai fatti che l’informatica aiuta ad osservare e comprendere. In questo senso interessa la categoria dell’atto aperto, nel senso che tutto può essere via via completato.
Fiducia nei modelli allora? Si ma come aiuto via via da migliorare mettendo a frutto le esperienze via via acquisite ed approfondendone fin dove possibile i significati.
Buon lavoro, dunque, con l’aiuto che il volume potrà offrire.



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Ultimo Aggiornamento: sabato, 18 maggio 2013 14:13
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